Apprezzare il proprio mestiere

Quando si sceglie un’attività, la scelta deve essere fatta dal profondo del nostro sentire, deve essere la nostra passione.

A volte l’attività la si può ereditare oppure la si sceglie pensando che produrrà la nostra ricchezza, altre volte la si sceglie perché ci è stata consigliata da parenti, amici, conoscenti…

Tutti sanno quello che è meglio per noi tolto noi.

Se così fosse davvero, è meglio prima leggere e seguire i suggerimenti contenuti nell’articolo Io e la mia prima impresa, e poi dedicarci alla nostra passione.

Certamente avere una passione comporta un certo tipo di impegno e certi requisiti:

  • la capacità di informarsi su ogni cosa riguardante la caratteristica tipica del genere di negozio,
  • la conoscenza dei prodotti da distribuire,
  • sapere quale clientela si vuole e come soddisfarla,
  • saper dialogare ed essere diplomatici,
  • essere intelligenti al punto di elevare il cliente ad un livello di rispetto reciproco,
  • essere aggiornati sui temi che più interessano ai clienti per poter avere un dialogo e uno scambio (il cliente verrà più volentieri per sentire la nostra opinione),
  • essere sorridenti e avere senso dell’umorismo, facendo notare che amiamo ciò che facciamo,
  • aver chiaro che il lavoro che svolgiamo è il nostro divertimento quindi non guardiamo l’orologio ma guardiamo la nostra soddisfazione.

Si può avviare bene un’attività, ma ai primi imprevisti iniziamo a perdere coraggio e fede: due forze che assolutamente dobbiamo alimentare di continuo anche a costo di fingere.

Ora ti racconto come una ragazza facendo finta è diventata avvocato.

Alba aveva iniziato le medie, veniva da una famiglia disagiata, portava degli occhiali che non le stavano affatto bene ed i suoi vestiti non erano meglio degli occhiali, i capelli erano lunghi e per essere ordinata li legava sempre con la coda o le trecce, il padre era all’antica, niente uscite con le amiche per il gelato, niente smalto o minimo trucco.

Le compagne di scuola la deridevano e lei si sentiva messa sempre in disparte con sguardi critici. Cominciò a studiar sempre meno e non ne voleva più sapere di andare a scuola, voleva a tutti i costi cambiare di istituto ma i suoi genitori non erano dello stesso avviso e la scuola stessa non le dava il nullaosta, quindi i tre anni delle medie sono trascorsi colmi di derisioni, critiche e sofferenze.

Al termine dei tre anni d’inferno, finalmente, lei felicissima vuole iscriversi alla scuola superiore contro i pareri dei suoi insegnanti secondo i quali non era portata per gli studi e avrebbe fatto meglio ad apprendere un mestiere e mettersi a lavorare…

Alba era di tutt’altro avviso. Volle che i genitori la iscrivessero al Liceo scientifico e durante tutta l’estate ha fatto la baby sitter e ha guadagnato parecchi soldini, a settembre è andata dall’ottico, ha cambiato occhiali, poi si è comprata qualche vestito aiutata anche da alcune amiche della mamma, è andata dal parrucchiere che le ha cambiato look. Finalmente, guardandosi allo specchio si è vista trasformata… Si piaceva e sentiva che era felice.

Aveva scelto quel liceo, ben sapendo che nessuno dei suoi compagni delle medie ci sarebbe andato e quindi al primo giorno di scuola si presentò cambiata, e nella sua testa si diceva che da quel momento in poi doveva fare finta di essere un’altra persona.

Le ragazze quando la videro la accettarono per come si era presentata e lei ne era felice. Studiava sempre di più e aveva ottimi risultati, si era fatta il suo gruppo di amicizie, ma nella sua testa sapeva che stava fingendo perché lei conosceva l’Alba precedente e sapeva bene che quella attuale era una finzione.

A volte, questa finzione le portava un po’ di problemi di coscienza, ma poi si diceva che non faceva nulla di male e quindi questa piccola maschera la aiutava ad avere amicizie, a studiare di più e ad essere amata dagli insegnanti e dai compagni di scuola.

I cinque anni delle superiori volarono e lei facendo sempre finta si è iscritta all’Università. Lavorava sempre come baby sitter quando poteva e si è pagata gli studi, si è poi laureata a pieni voti, poi è diventata avvocato e a quel punto finalmente alla fine di tutto si è detta:

Ora posso smettere di fare finta e ritornare quella che sono…

ma si è fermata e ha riflettuto, ponendosi la domanda:

Ma chi è che ha studiato? Chi ha fatto tutti gli esami? Chi ha lavorato per pagare tutto? Ma sempre IO!!! Quindi non devo proprio cambiare nulla, quella che ero prima era sempre una parte di me che credevo fosse l’unica, ora mi sto rendendo conto che in realtà io sono anche quella che ha fatto tutto il percorso per essere un ottimo avvocato!!!

Ti ho raccontato la bella storia (vera) di Alba per ricordarti una semplice verità.

Se non sappiamo fare un mestiere o un lavoro, lo possiamo interpretare pensando di essere un’altra persona.

Ad esempio:
studiare l’intero comportamento delle persone che fanno benissimo ciò che ci piacerebbe fare, e quando ci sentiamo pronti/e, immedesimarci nel loro personaggio. Tanto più lo interpretiamo quanto più miglioriamo.

Esattamente come a scuola; non sapremmo leggere o scrivere se non lo avessimo imparato. Prima eravamo incapaci e quindi eravamo come un altro personaggio, ma allenandoci siamo diventati capaci e siamo entrati in un altro personaggio.

Questo processo è quello che in PNL si chiama Modellamento.

L’essere umano è molto di più di quello che pensa di essere e la storia di Alba lo conferma chiaramente. Abbiamo solo bisogno di una cosa: il coraggio di osare di essere quello che veramente vogliamo essere.

Normalmente l’essere umano è quello che gli altri vogliono che sia e per far piacere agli altri accetta di essere quell’immagine che gli hanno disegnato mentre rifiuta di esprimere la sua più grande aspirazione cioè essere la persona che vuole essere.

In conclusione, tutto quello che occorre è impegnarsi ad essere sempre al meglio in tutto e per tutto in ciò che vogliamo, esattamente come Alba.

Forza, coraggio, costanza e disciplina e perché no divertimento e tutti i mestieri, professioni, attività andranno alla grande.

Buon teatro della tua vita,
Clara

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