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Da un cataclisma… nascono i fiori

Ciao!

Da qualche giorno mi sto documentando su come le persone, me compresa, reagiscono in rapporto al fallimento. Sullo stato d’animo e sulle speranze che piano piano se ne vanno.

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Il fallimento per noi europei è inteso come una caduta profonda, come se tutto all’interno di noi precipitasse… Le parole non sempre riescono a rappresentare il cataclisma che si può scatenare interiormente.

Cerco di farlo usando delle analogie.

Immagina che nella nostra testa esiste uno schermo e che in questo schermo vediamo il nostro progetto; forse questo progetto a volte ci sembra troppo grande o troppo complicato.

Col passare del tempo, vediamo arrivare fatture da pagare che non avevamo messo nel business plan, scopriamo inoltre che l’afflusso della clientela non è quello che noi ci eravamo immaginati…

Ecco che l’immagine nel nostro schermo mentale comincia a diventare più scura e l’impressione che da è quella della pesantezza. Ma non ci rendiamo ancora conto di quanto questa nostra visione possa poi influire sui rapporti con i clienti e sul flusso della clientela…

Più avanziamo in questa direzione più le giornate si rattristano e si vuotano; questo vuoto riempie il nostro schermo mentale di oscurità al punto che inizia a barcollare fino a crollare cadendo dentro le nostre viscere mentre il negozio tende alla chiusura definitiva.

In questo preciso momento tutto è crollato, lo schermo si è vuotato; tutta la pesantezza è passata nel corpo, nelle sensazioni, nei sentimenti, nella demoralizzazione più totale.

Ora non valiamo più niente, intorno a noi non vediamo niente che ci possa ridare fiducia. I nostri soldi sono perduti, il nostro entusiasmo ci ha abbandonato, anche la voglia di fare o ricominciare è finita chissà dove e vaghiamo per la città con vergogna e quasi vorremmo nasconderci come se avessimo rubato o peggio.

Sentiamo i pensieri delle persone mentre le incontriamo…

Guarda quello/a lì ha chiuso, è/ha fallito, ha perso tutto il suo capitale, ha mangiato i soldi ai suoi genitori poverini…” e via denigrando.

Queste frasi contribuiscono a far avanzare il nostro stato depressivo, al punto di condurci a volte sull’orlo del suicidio; il nostro stato vitale è sceso sotto zero, ci sentiamo una nullità capaci di far niente soprattutto di fronte ai familiari.

Se sei stato, come me, in questa situazione oppure lo sei in questo periodo, vorrei riportare la tua attenzione allo schermo mentale, a quelle immagini che vedevi prima di cadere, per trovare in quale immagine avevi cominciato a vedere le tue prime paure.

E’ proprio lì che dobbiamo lavorare, proprio in quel punto dobbiamo andare a scovare il perché di quelle paure. E’ proprio scoprendo il perché di quelle paure che sveliamo le nostre debolezze.

E’ importante conoscere i nostri punti deboli perché da lì possiamo iniziare il nostro allenamento per rinforzarci, riprendere vigore, riattivare l’entusiasmo e ricominciare ad aver voglia di fare.

Immagina quando devi inviare una email con un file troppo pesante, cosa succede?

Sicuramente il provider di posta non eseguirà l’invio, allora si cerca di alleggerire il file ma ancora non si riesce ad inviare, allora si ricorre a dropbox o altri sistemi che aiutano l’invio…

Ecco cosa si deve fare: si può cadere anzi secondo me si deve cadere per capire come sviluppare meglio le nostre capacità.

Nei prossimi giorni ti racconterò la mia storia a proposito di fallimenti, nonostante sia figlia di commercianti di successo.

Nel frattempo, se ancora non l’hai fatto, puoi leggere cosa successe a mio padre prima di diventare un ottimo commerciante.

Clara

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