Impresa e imprenditore

Come riportare in attivo il mio negozio? 

Ecco una domanda che mi sento rivolgere da negozianti e titolari di attività, sia per email sia di persona quando mi trovo in giro per l’Italia. Visto che può essere di interesse e di utilità per i lettori del blog, ho pensato di pubblicare un articolo al riguardo.

Prima di poter scrivere o dare consigli su come migliorare, portare o ri-portare in attivo un negozio occorre analizzare più fattori. Il primo fattore è la salute fisica e mentale del proprietario perché è da esso che scaturisce ogni cosa ogni responsabilità ogni decisione.

“Ripristinato” il vecchio processo mentale e “innescata” la nuova Forma Mentis, nel 99% dei casi si nota da subito un fermento nell’aria seguito da una lievitazione della clientela.

Il fatto è che siamo sempre pronti ad addossare la colpa a fattori esterni come la crisi, la paura delle persone, ormai i clienti si dirigono su internet, non c’è più nessuno nelle strade, stiamo andando sempre peggio, il governo aumenta sempre le tasse e non ci fa vivere, non so dove andremo a finire di questo passo, peggio di così non si può andare, ormai è la fine, non c’è più nulla da fare. E via incolpando…

Ora mi attacco proprio alla frase non c’è più nulla da fare.

Ricordo che circa 10 anni fa ero in Puglia (Noicattaro in provincia di Bari). Stavo animando un seminario e parlando con la mia organizzatrice e più volte ho ripetuto non c’è più niente da fare e ogni volta lei in risposta diceva c’è tanto da fare, c’è tanto da fare Clara. Allora ridevamo e programmavamo altri incontri con il suo gruppo. Fu un periodo bellissimo, ci vedemmo più volte e vidi i cambiamenti delle loro situazioni familiari là dove tutti pensavano che non c’era più niente da fare.

In realtà le situazioni possono avere delle svolte inimmaginabili se solo ci prendessimo la responsabilità di analizzare il nostro modo di pensare.

Un’altra volta ebbi ancora una lezione da apprendere. Mi trovavo in Sardegna, a Cagliari, anche lì per un seminario.

Il tema era La legge dell’attrazione non funziona, perché?

Durante questi due giorni ho avuto come insegnante un’allieva che ha fornito un’analisi della mia situazione chiara e diretta tanto forte che improvvisamente mi disse Clara finché non ti decidi a prendere il diavolo per le corna non saprai dove dirigerti.

In effetti era un periodo di momenti bui ed anche quella volta capii che se non ci assumiamo tutte le responsabilità non avremo mai il comando della nostra missione di vita.

E’ praticamente impossibile guidare un’auto quando non sappiamo dove andare, salvo che non decidiamo di perdere o prendere tempo per i nostri piaceri, di procrastinare e fare i turisti.

Lo so. Ci sono all’interno di ognuno di noi delle paure mascherate, che dirigono purtroppo la nostra rotta; in poche parole non siamo noi a fare quello che desideriamo ma è il nostro pilota automatico che ci conduce dove lui si sente tranquillo e protetto.

Ed ecco che a 40 anni siamo ancora con i genitori, che apriamo e chiudiamo dei negozi in poco tempo, che non sappiamo cosa vogliamo veramente dalla nostra vita, che non sappiamo cosa fare domani e ammiriamo o detestiamo quelli che sono in pieno successo e che sanno cosa vogliono veramente, trovandoci la scusa che loro sono nati fortunati.

Ma sarà proprio vero che sono fortunati? O invece sono persone che fissano il loro obiettivo e non lo mollano fino a che non lo hanno raggiunto?

Ti suggerisco di leggere un articolo di Anna, la mia project manager: Chiamala, se vuoi, buona fortuna

Fissare una meta a lungo termine richiede disciplina, volontà, determinazione e costanza.

Qualità che tutti possiamo avere, basta svilupparle disciplinandoci senza procrastinare facendo altro al posto di… (completa tu la frase con quello che ti sembra un passatempo che non porta i risultati desiderati).

Dico questo perché il nostro cervello è molto portato a non voler impegnarsi in qualcosa di nuovo perché questo provocherebbe un consumo elevato di energia, quindi lavoro.

Ma lavorare, come abbiamo già detto, non piace a nessuno tanto meno al nostro cervello che, non conoscendo il futuro ma solo il passato che ha vissuto, per sua sicurezza si mette in zona confort cioè ricrea ogni volta lo stesso risultato.

In poche parole in qualsiasi situazione una persona si trovi, lui il cervello cerca di riconoscerne qualche elemento e fa un copia e incolla del suo vissuto che sia questo positivo o negativo; per lui non ha importanza perché non è assolutamente in contatto con le sensazioni e con i sentimenti. Sarebbe come pretendere che il computer senta i sentimenti di chi lo adopera. Il computer fa quello che ha nel suo programma, sta alla persona usare il programma per il suo bene o per il suo male.

Si, potrai pensare: se ho un debito in banca e non incasso con il mio negozio come faccio a pensare che va tutto bene?

Non dico di pensare che va tutto bene ma di immaginare che ho il negozio pieno di gente, che il mio conto alla banca può essere positivo in poco tempo…

Lo visualizzo già, respiro profondamente e cerco di correggere la mia mente vedendo una città prospera e ricca, senza analizzare se è vero o no, in fondo che fatica costa? E’ soltanto un pensiero che ho nella mia mente, chi può vederlo al di fuori di me?

Quando prendo coscienza che solo io so cosa succede nella mia mente divento il creatore della mia realtà ed è così che piano piano obbligo il mio cervello a cambiare e a darmi altre nuove soluzioni reali che non rispecchieranno più le precedenti.

Hai mai pensato alla frase “Piove sempre sul bagnato“?

Non pensi che voglia dire “Penso sempre uguale e ho sempre lo stesso risultato“?

Chi pensa ricco è ricco, chi pensa povero resta povero.

Non credi che ci hanno programmato in modo che chi è ad un livello resta su quel livello e chi è ad un altro piano resta su quel piano?

Mi ripeto, ma è molto semplice… e ora te lo ripeto: quello che metti nella mente si manifesta.

Quando l’allievo è pronto il maestro si manifesta. Altra frase famosa. Ma chi è il maestro? E’ la nostra mente e quando abbiamo capito questo possiamo manifestare ciò che veramente vogliamo.
Siamo esattamente il riflesso di quello che abbiamo nella nostra immagine mentale.

E tu cosa hai ora nella tua mente?

Mi stavo scordando!

Ecco un’altra frase potente, che ho ricevuto durante un grande congresso di sei importanti Mind Coach a Monaco (Monte Carlo). Uno di loro mi disse “fai domande alla tua mente, sai Clara, il cervello è obbligato a darti le risposte“.

Sì, io l’ ho fatto ed ho avuto le risposte. Provare per credere.

Buon cambiamento mentale.
Con amore,
Clara

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