Io me la #gioco senza slot machine!

L’azzardo è una piaga sociale a livello nazionale ed è una vera e propria emergenza drammatica nella Capitale, dove “interi quartieri sembrano piccole e nascoste Las Vegas, con le false luci di insegne che promettono soldi facili e vincite senza fatica a chi vive nel buio di solitudine ed emarginazione”.

Parole che dipingono con nitidezza un quadro del fenomeno del gioco d’azzardo, quelle del Direttore della Caritas romana, mons. Enrico Feroci, pronunciate in occasione del convegno “L’azzardo non è un gioco. E le famiglie lo sanno bene“, che si è svolto di recente a Roma.

Nello stesso articolo, si legge:

Quello dell’azzardo è un mercato “costruito in modo artificiale dai potentati internazionali”, ma che è diventato “drammaticamente reale”, con un giro d’affari aumentato di oltre 800 volte dal 2000 al 2016, passando da 10miliardi di euro a quasi 90 miliardi. Per Maurizio Fiasco, della Consulta nazionale anti-usura, si tratta di un “mercato spaventoso”, cresciuto “in una condizione di peggioramento del reddito e della qualità della vita degli italiani”, sfruttando la sofferenza delle persone. Fiasco ha svelato alcune “imposture” nel contrasto al gioco d’azzardo: il “riordino del settore”, che consiste in realtà in un rilancio; il numero verde (800.5588212) lanciato nei giorni scorsi, come primo strumento di sostegno, che è però gestito dagli stessi che detengono il monopolio del comparto.
Così, “lo Stato, mentre arretra dai suoi compiti di garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini, come la salute, l’istruzione, il lavoro, alimenta la dipendenza dal gioco”, anche attraverso forme di pubblicità diretta o indiretta, e perfino occulta.

Cosa fare? Qualcosa è possibile, come si legge ancora nell’articolo già citato.

“Nei nostri bar niente slot machine”. Le buone pratiche sono possibili e vanno aiutate. Carlo Cefaloni del Movimento Slot Mob ha portato la testimonianza dei tanti momenti organizzati in tutta Italia per aiutare gli esercenti a dire e mettere in pratica lo slogan “Nei nostri bar niente slot machine”. In tanti hanno detto “no” all’installazione di slot machine nei loro bar, anteponendo la lotta al gioco d’azzardo al ritorno economico: “La presenza invasiva, ossessiva e crescente dell’azzardo in Italia è un fenomeno sfuggito dalle mani di un apprendista stregone. Come un moderno Robin Hood alla rovescia, accumula ricchezze togliendo ai più bisognosi”. Una presenza, a detta di Cefaloni, che “devasta il tessuto sociale delle nostre comunità fino a divorare l’esistenza di persone e famiglie alle prese con la più grave crisi economica del dopoguerra. Produce una cultura che mina gravemente il bene comune e il tentativo di una ripresa economica perché infonde nelle menti dei cittadini l’idea che la ricchezza non nasce dal lavoro e dal legame solidale ma è un regalo capriccioso della dea fortuna”.

By Jeff Kubina from the milky way galaxy (Slot Machine) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

Il commento di Clara

Oggi mi sfogo un po’. Davvero non capisco come le istituzioni possano continuare ad alimentare, in un modo o nell’altro, attività economiche che in realtà consistono in uno scaltro affare ai danni dei cittadini e delle famiglie.

Trovo immorale questo sistema che persiste nel far giocare le persone, in un periodo di recessione come quello attuale, soffocati da tasse che ne escono di nuove ogni giorno, affitti alle stelle, controlli fiscali come se fossimo i più grandi ladri.

Da chi abbiamo imparato? 

Chi ci ha educato a vivere in costrizione e sotto sforzo? 

Quando ero bimba dicevano che nel 2000 non ci sarebbero più state persone che chiedevano l’elemosina.
Abbiamo avuto un tempo in cui questo problema era diminuito, ora si moltiplicano ogni giorno.

Poi hanno introdotto l’ora legale, per risparmiare e pagare meno le bollette dell’elettricità, e cosa si è risolto?

Poi hanno detto che con i robot e i computer la gente avrebbe lavorato meno e guadagnato di più, e avrebbe avuto più tempo per la famiglia, il tempo libero,…

Ma cosa ci dobbiamo ancora aspettare?

Ora parliamo di commercianti che per scongiurare la chiusura avrebbero bisogno delle slot machine. Ma siamo sicuri di volere la rovina di tutte quelle persone che complice il facile accesso al gioco d’azzardo provano una volta e poi si ammalano di queste macchine?

Perché invece non si abbassano le tasse e si obbligano i proprietari dei muri ad abbassare gli affitti in modo che tutto si riequilibra e molte famiglie starebbero meglio?

Si controllano gli scontrini fiscali e si fanno grandi problemi se per caso un cliente esce senza, mentre le banche possono prendere dall’oggi al domani una percentuale senza avvisare, se non il giorno dopo quando tutto è già stato tolto dai conti. Abbiamo già visto anche questo alla fine degli anni ’80 inizio ’90.

Poi abbiamo avuto l’una tantum e chissà ancora quante che non ricordo, ma cosa devono ancora fare questi commercianti per sopravvivere? Le slot machine non dovrebbero essere la soluzione dei negozi come bar e tabaccherie. Fra poco le troveremo dal panettiere e nei supermercati.

Commercianti, è arrivato il momento che vi svegliate!

Nella mia regione, l’orientamento sembra quello di voler salvare capra e cavoli.

In una nota della Regione Liguria, leggo le dichiarazioni del presidente Toti rilasciate nel marzo scorso, in merito alla legge regionale sul gioco d’azzardo votata cinque anni fa e che sarebbe dovuta entrare in vigore a maggio.

Eccone uno stralcio.

La legge che entrerebbe in vigore il prossimo maggio equipara ogni tipo di gioco: dalle slot machine ai più tradizionali concorsi della nostra storia. L’unico risultato sarebbe quello di far chiudere centinaia di piccoli esercizi e di aggiungere migliaia di nuovi disoccupati alla già drammatica situazione del lavoro che viviamo in Italia. Quello che non possiamo consentire né a livello locale né nazionale è che si applichino solo norme che penalizzano i piccoli e agevolano i grandi, senza risolvere il problema ma, anzi, aggravando povertà e disagio sociale.

Accampare la scusa che le macchinette servono a far arrotondare gli incassi, porta inevitabilmente ad adagiarsi ed a prendersi meno cura del proprio locale.

Ho visto con i miei occhi che negli esercizi senza slot machine i clienti non mancano, anzi! Semplicemente, si tratta di un altro tipo di clientela. E qui torniamo alla nota frase “Il locale lo fa il padrone“. A questo proposito, trovo il supporto di una testimonianza pubblicata su Vita.

Ecco cosa dice Cristiano, il barista noslot che vuole fare il suo lavoro

Io sono un barista e voglio poter fare il mio lavoro, ho fatto anche dei corsi da sommelier e ho una certa esperienza di gestione di esercizi alle spalle. La mia coscienza e la passione per il mio lavoro mi hanno sorretto nella decisione. Insomma, se volevo vivere in mezzo ai malati facevo il dottore, io ho fatto altre scelte nella vita e le slot mi impedivano di viverle veramente. Così la domenica ho scelto di toglierle e il mercoledì ho riaperto il mio bar senza di loro. Le prime persone che entravano si stupivano e mi chiedevano il perché della mia scelta, sono stati proprio i miei clienti che mi hanno sostenuto. Quelli veri non li ho persi e tanti ne ho guadagnati. 

Ed anche la storia della barista di Pistoia che nel suo locale ha messo i libri al posto delle slot machine.

Auspico un sempre maggiore successo del Movimento Slot Mob, con una miriade di eventi in ogni angolo della nostra bella penisola.

Domani 27 ottobre, intanto, è in calendario lo Slotmob #214 a Ronchis, presso il Bar “Antica Trattoria” e Pizzeria.

Foriera di un cambiamento di prospettiva e di un futuro senza azzardo, è anche l’iniziativa partita da Prato a cui hanno aderito più di 26mila studenti di 22 scuole di tutta Italia, grazie all’azione di Simone Feder, coordinatore nazionale del Movimento No Slot: la Lettera aperta a Francesco Totti, promotore in tv di spot a favore del gioco d’azzardo, scritta da un gruppo di studenti del Liceo Copernico.

Tutti insieme, possiamo davvero aiutare gli esercenti a mettere in pratica lo slogan “Nei nostri bar niente slot machine”. E’ dall’impegno congiunto nella lotta al gioco d’azzardo che possiamo sperare in un effettivo ritorno economico con effetti virtuosi nella vita delle persone che già sono entrate nel vortice della ludopatia e di quelle che sono a rischio di entrarvi.

Evviva il gioco, quello buono!

Clara


Per saperne di più

Associazione Movimento NoSLot – AMNS

Gli eventi SlotMob

Slot mob, i territori dicono no al gioco d’azzardo

Io faccio così #112 – Economia e Felicità: come votare con il portafoglio! 

Per dare un supporto concreto a chi è già entrato nel tunnel del gioco d’azzardo e non sa come uscirne, alle famiglie, a chi vuole saperne di più

Ludocrazia. Quando giocando rischiamo di perdere tutto
Azzardo: un barista a cui piace fare cassa


L’immagine in evidenza è ripresa dal blog michele-grassi.com

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