La crisi e la inarrestabile ricerca del piacere

Sulla crisi economica e sulle chiusure dei negozi su strada se ne leggono di tutti i colori, online e naturalmente sui media cartacei.
Oggi mi sono imbattuta in un post, nel quale si sostiene che una soluzione alla crisi, per i negozi “calce & mattoni” sia buttarsi nell’avventura dell’ecommerce, aprendo cioè anche una versione online del punto vendita “tradizionale”.
 
Ora, l’idea non è del tutto da scartare. Ma colgo lo spunto per una nuova riflessione sul tema della vendita al dettaglio.
 
Anzitutto, non credo che tutti i negozi chiudano.
 
Ricordo che trenta anni fa, quando ho voluto aprire la libreria, mio padre – diciamo così – mi sconsigliò di farlo. Lui era fermamente convinto che il commercio non sarebbe più esistito nel giro di un paio d’anni. E quando affermava che tutti i negozi ma proprio tutti chiudevano per le troppe spese e la ormai scomparsa convenienza, io avevo davanti a me l’immagine di un paesaggio lunare: nessuno per le strade, nessuna vetrina, nessun chiacchierio, insomma il deserto. Vedevo gente che viveva chiusa nelle case aspettando l’apocalisse, che moriva di fame per l’assenza di negozi di generi alimentari.
 
Poi è arrivato Internet che ha aperto la strada all’ecommerce. Ma guardiamo le città di oggi. Malgrado la crisi, i negozi esistono sempre, magari più raggruppati nei centri commerciali, mentre altri ravvivano i centri e le periferie cittadini con bar, ristoranti, panetterie, gelaterie, pub, abbigliamento, gastronomie, pasticcerie, tabaccherie, macellerie…
 
Il fatto è che gli esseri umani hanno necessità di mangiare, bere, vestirsi, e soprattutto di divertirsi.
 
Credo che i commercianti dovrebbero trasformare il loro negozio in un piacere.
Fare in modo che piaccia e che dia soddisfazione al cliente.
 
Nessuno rinuncia (o rinuncia malvolentieri) al piacere: il piacere di mangiare, di fumare, di bere, di ridere, di parlare, di familiarizzare, di incontrarsi, di fare e ricevere regali.
 
Il piacere è la base di tutto il sistema;  infatti, qualsiasi tipo di pubblicità è studiata per far scaturire il piacere di
  • gustare
  • provare
  • immaginare
  • sentire
  • percepire…
Ed ecco qui come i pubblicitari giocano con i 5 sensi. E così dovrebbero fare anche i retailer: mettersi fuori dal proprio negozio, immergersi fra la folla e captare quello che la gente desidera, cerca, quello di cui ha bisogno, per soddisfare il proprio piacere.
Potrebbero non dire che sono i proprietari, e fingendosi magari giornalisti potrebbero chiedere ai passanti cosa ne pensano del negozio.
Così capirebbero subito cosa cambiare o correggere o dove migliorare.
Ricordiamoci sempre che il locale lo fa il padrone. Ma il padrone deve essere di larghe vedute, e rimanere giovane nella mente  e nello spirito, oltre che nel fisico.
Clara

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