Shopping, resiste l’appeal del negozio di “calce e mattoni”

Da uno studio di Salesforce in collaborazione con SapientRazorfish basato su 6mila risposte a sondaggi che hanno coinvolto consumatori di sei Paesi nel mondo, emerge che l’appeal del negozio di “calce e  mattoni” mantiene ben salda la sua posizione nell’esperienza di acquisto dei consumatori.

Shopping, il negozio batte ancora il Web

Come si legge su repubblica.it

In base alla ricerca, il 59% degli acquirenti tra i 18 e i 24 anni, ovvero i nativi digitali, preferisce fare acquisti in un negozio fisico e il 54% compra online ma ritira in negozio. La percentuale aumenta al 60% per i consumatori di età compresa fra i 25 e i 34 anni e fra i 35 e i 44 anni. Il 26% degli intervistati ha inoltre partecipato a eventi in negozio e, di questi, il 58% ha riferito di essere più propenso a effettuare un acquisto futuro in tale punto vendita.

Ne scaturisce un’indicazione per i commercianti al dettaglio:

(…) il settore retail è chiamato alla sfida di combinare il canale digitale e quello dello store fisico per offrire un’esperienza sempre più personalizzata in linea con i desideri del cliente.

Secondo Maurizio Capobianco, regional vice president per l’Italia, la Spagna e il Portogallo di Salesforce Commerce Cloud, “Il ruolo del negozio fisico è cambiato e nonostante l’avvento del digitale resta un pilastro strategico. Luogo dove fare acquisti, magazzino, manifesto pubblicitario, modo esclusivo per coinvolgere il consumatore e creare la domanda: questo è lo store offline oggi”.

Il commento di Clara

Finalmente una bella notizia!

I negozi restano ancora i favoriti rispetto agli acquisti su internet, e questo mi fa un immenso piacere, anche perché camminando per le strade non riesco proprio a immaginare di vederle spoglie, vuote senza alcuna voce, senza alcun brusio, solo le auto, ogni tanto qualche passo di qualcuno che rientra o si reca che so dal dentista e poi più nulla.

Così le case diventano alveari di cemento che con i doppi vetri alle finestre dalla struttura sempre più rinforzata non esce alcun effetto acustico, neanche il pianto di un neonato.

Questa immagine di città fantasma mi demoralizzava un po’.

Proprio qualche giorno fa mi sono recata in una piccola frazione di Bordighera che si chiama Sasso. Un grappolo di case, una chiesetta e un bar-tabacchi-ristorante vecchio stile chiamato Carpe Diem.

Sasso di Bordighera (IM): il centro del paese. Credits: Pampuco – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=49541583

Con mio rammarico il bar era e resta chiuso per ferie fino al 13 novembre. Vedere quel locale chiuso ha significato non vedere nessuno in giro. Non più una persona per strada, ogni tanto passava una macchina. Il deserto totale, il silenzio, poi il suono della campana della chiesa mi ha distolto dal vuoto.

Mi sono voltata a guardare ancora questo angolo di strada con l’unico ritrovo chiuso per ferie e la mia riflessione si è diretta subito sull’umano, su quanto l’uomo sia una figura sociale e come tale necessita di comunicare, di interagire con gli altri, con la natura, con gli animali, ma non c’era neanche un cane né un gatto; ora anche loro vivono nelle case, escono solo accompagnati dal loro padrone.

Mi sono detta:

Come cambia un borgo, una strada, un centro storico senza animazione, non mi viene neanche più la voglia di venire qui. Strano, un posto oggi lo amiamo tanto ma poi i tempi cambiano e i luoghi si trasformano, possono rivivere in meglio o morire e portarci alla solitudine.

Ho sentito le pietre di questo piccolo borgo, dirmi “Grazie che sei arrivata, sono già quattro giorni che qui regna il silenzio, ci manca il vociare umano anche se a volte nelle feste fate troppo baccano e ci sporcate, ma ora che Carpe Diem è chiuso neanche più i vigili vengono per rifilare qualche multa per divieto di sosta ed è normale; le auto arrivano, rallentano e vedendo chiuso accelerano e se ne vanno, a noi restano solo i fumi del tubo di scappamento, che tristezza senza di voi“.

Mi volto e torno a casa pregando e sperando che i giovani mantengano vive le loro città e i loro centri storici affinché ogni pietra, ogni gradino, ogni parete, un giorno possano raccontare tutte le loro storie vissute insieme.

Buona convivenza con i vostri quartieri, e proprio perché sono vostri avete il diritto di farli vivere.

Clara


Per approfondire, suggerisco la lettura dell’articolo Calce e mattoni – Come creare i negozi che i clienti vogliono

 

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